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L’EDILIZIA ARETINA E’ CONTROLLATA DALLA CAMORRA?

Tra tutti i regali di Natale che ho ricevuto, uno in particolare mi si è rivelato particolarmente gradito e prezioso: l’ultimo libro di Roberto Saviano, intitolato: “Gomorra – Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della Camorra”.

Avevo già sentito parlare di Saviano in TV, delle minacce ricevute, della scorta assegnatagli dal Ministro Amato, dell’esilio forzato fuori Napoli. Sapevo che è un giornalista impegnato nella lotta alla Camorra, che scrive per il Manifesto e l’Espresso, e mi ero già fatto l’idea del classico giornalista politicizzato, che sfrutta i casi di cronaca giudiziaria per manipolarli e costruirne bandiere di moralismo ipocrita che, guarda caso, è sempre rivolto solo ed esclusivamente contro politici di centrodestra. Uno dei tanti, quindi, cui confesso di non aver prestato più attenzione di quanto normalmente ne riservi ad un qualsiasi comunicato stampa rifondarolo.

Ed invece mi ero sbagliato alla grande.

Nulla di politico emerge nel suo libro, nessuna accusa, nessuna forzatura, nessuna trombonata quale sia la politica che la stampa mi ha ultimamente abituato. Gomorra non è il saggio del “sentito dire”, del “suppongo”, del “con ogni probabilità”. Non è il classico delirio di onnipotenza del giornalista che dice di “fare inchiesta”, ma in realtà manipola, costruisce e inventa per la sua parte politica, la sua carriera, il suo portafogli personale.

E’ invece il viaggio allucinante di chi la Camorra la ha conosciuta da vicino, convivendoci fin da quando andava a scuola, e svelandone abitudini, vezzi, “sistemi”. Roberto Saviano , è un ragazzo di soli 28 anni, dall’aspetto magro, intelligente è un po’ triste tipico dello scugnizzo. “Il Marocchino” (così lo soprannominavano a scuola, perché sembra un arabo) ci conduce, con una prosa asciutta e brutale, in un vortice di accadimenti e di violenze che non lasciano scampo. Ricostruisce nomi, luoghi, storie, fatti con la potenza del testimone oculare, e svela reti, mezzi economici, sistemi di “marketing” di un impero economico che fattura quanto lo Stato Italiano, si incunea in ogni meandro del vivere civile, che estende i suoi traffici in Spagna, in Inghilterra, ovunque ci sia da investire e riciclare.

Il libro si legge tutto di un fiato, ma il lettore aretino, a pagina 228, è costretto a fermarsi improvvisamente, sobbalzando sulla sedia, sbiancando in volto, rileggendosi mille volte quelle righe, e ponendosi mille domande.

Saviano, infatti, in quella parte del libro stava parlando di “Cemento Armato” e della Camorra vincente, quella terribile, brutale ed onnipervasiva dei Casalesi. La Camorra degli appalti pubblici, dell’edilizia, dei rifiuti, della droga e delle armi, il cartello attualmente più potente e più spietato. << Secondo le indagini della Procura Antimafia di Napoli – scrive Saviano – il cartello è attualmente gestito da una diarchia retta da Antonio Iovine, detto “’o ninno” ossia il poppante, perché raggiunse i vertici del clan ancora ragazzino, e Michele Zagaria, il boss manager di Casapesenna, detto “capastorta” per l’irregolarità del suo viso, ma che ora pare si faccia chiamare “Manera” >>.

Entrambi latitanti, entrambi irreperibili, entrambi pericolosissimi. Il loro è aziendalismo moderno. Non più estorsioni, ma “il miglior prezzo”. Decine di giovani laureati, bellocci e incravattati, girano l’italia per proporre affari, come rappresentanti di lusso di aziende interamente camorriste con alle spalle una potenza economica cui nessuna altra azienda può competere. Li chiamano gli “stake”. E se qualcuno nasa qualcosa o rompe, gli mandano una visita della “paranza” (gruppo di fuoco e di intimidazione).

Continuiamo con Saviano: ” Queste ditte riescono a proporsi in modo profondamente concorrenziale. Hanno vere e proprie colonie criminali in Emilia, Toscana, Umbria e Veneto, dove certificazioni e controlli antimafia sono più blandi e permettono il trasferimento di interi rami di azienda. “

Toscana? Meno controlli antimafia? Comincio a sudare. Ma non è finita. Pagina 228: ” I Casalesi prima imponevano il pizzo agli imprenditori campani al nord, adesso gestiscono direttamente il mercato. Nel modenese e nell’aretino i Casalesi hanno in mano la maggior parte degli affari edilizi e si portano dietro manodopera essenzialmente casertana. “.

Mi sale un saporaccio in bocca. Casalesi? Ad Arezzo? L’Edilizia? Perché Saviano, tra tutte le Province italiane, cita solo Modena ed Arezzo? Che sta succedendo?

Corro su internet. Mi scarico una marea di bandi pubblici, provinciali e comunali. Mi leggo le ditte partecipanti: nomi come Casal di Principe, San Cipriano di Aversa, Casapesenna, ricorrono continuamente. Nei bandi che si assegnano a miglior offerta economica, ditte che provengono da queste zone interamente camorriste riescono spesso a vincere, perché fanno i migliori ribassi. E così finisce che mandiamo i nostri figli in scuole, palestre ed edifici costruiti dalla Camorra. Nel foianese ed anche ad Arezzo aprono continuamente imprese edili che vengono da quelle zone. I Casalesi sono arrivati, e gestiscono i loro affari qui, ad Arezzo, alla luce del sole, partecipando legalmente ai bandi ed esportando le loro aziende del riciclaggio della droga, delle armi, della merce contraffatta. Nei siti internet di queste aziende, si parla di una marea di lavori eseguiti in provincia, ma non compare mai l’identità del titolare.

Ho conosciuto uno della DIGOS. Dice che lo sanno, ma proprio perché i camorristi si sono fatti furbi, conoscono le regole e sanno come utilizzarle, è difficilissimo incastrarli.

Sono sconfortato.

Arezzo mi piaceva proprio per la sua tranquillità.

Ora invece comincio ad aver paura.

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